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Giorgio Manganelli: Centuria e Concupiscenza libraria

  • Immagine del redattore: Gabriele Laszlo
    Gabriele Laszlo
  • 13 lug 2025
  • Tempo di lettura: 1 min

I racconti di Giorgio Manganelli contengono sempre un misterioso confine sconosciuto da non oltrepassare, una linea d'ombra della consapevolezza, un finale amaro e la cattiveria di un vecchio bambino che fa marachelle o a pugni...


Mi riferisco ai cento racconti di Centuria.


Queste sono opinioni non richieste che tentano di imitarlo di cui il grande forse riderebbe, ma lo farebbe sempre al di sotto del suo punto di fusione, confine letterario che il nostro percorre gongolando proprio sul crinale del paradosso più tragico e malvagio: la vita delle lettere, la vita della scrittura.


Mi riferisco ora, invece, a Concupiscenza libraria.


Manganelli tenta sempre con i suoi scritti di toccare l'infinito per comprenderlo, addomesticarlo, limitarlo, sfondarlo, fallendo miseramente come del resto prevedeva, mai sfondando la porta e finendo dall'altra parte. Manganelli usa l'immaginazione come una scienza non euclidea in cui le parole sono punti, rette, segmenti, parabole o solidi o spirali.


Se mai leggerai questo articolo sappi anche che ho fatto una serie di video sul mio canale YouTube su Giorgio Manganelli che trovi nella playlist dedicatagli.


 
 
 

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